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18 August tu mentiTu menti tu menti tu menti menti
conosco chi conosci tu
eri così carino
affrettati fa presto
eri così carino dicono sempre così: "io sono l'Anarchia" "ecco un altro Anticristo" ma eri solo carino proprio carino pigro di testa e ben vestito senza i blue jeans eri carino proprio un amore di ragazzino cccp - fedeli alla linea 27 July p p pasoliniPASOLINI, CONTRO LA TELEVISIONE
Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l'adesione ai modelli imposti dal Centro, è tale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L'abiura è compiuta. Si può dunque affermare che la "tolleranza" della ideologia edonistica voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle repressioni della storia umana. Come si è potuta esercitare tale repressione? Attraverso due rivoluzioni, interne all'organizzazione borghese: la rivoluzione delle infrastrutture e la rivoluzione del sistema d'informazioni. Le strade, la motorizzazione ecc. hanno oramai strettamente unito la periferia al Centro, abolendo ogni distanza materiale. Ma la rivoluzione del sistema d'informazioni è stata ancora più radicale e decisiva. Per mezzo della televisione, il Centro ha assimilato a sé l'intero paese che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un'opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto cioè - come dicevo - i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un "uomo che consuma", ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo. Un edonismo neo-laico, ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente estraneo alle scienze umane. L'antecedente ideologia voluta e imposta dal potere era, come si sa, la religione: e il cattolicesimo, infatti, era formalmente l'unico fenomeno culturale che "omologava" gli italiani. Ora esso è diventato concorrente di quel nuovo fenomeno culturale "omologatore" che è l'edonismo di massa: e, come concorrente, il nuovo potere già da qualche anno ha cominciato a liquidarlo. Non c'è infatti niente di religioso nel modello del Giovane Uomo e della Giovane Donna proposti e imposti dalla televisione. Essi sono due persone che avvalorano la vita solo attraverso i suoi Beni di consumo (e, s'intende, vanno ancora a messa la domenica: in macchina). Gli italiani hanno accettato con entusiasmo questo nuovo modello che la televisione impone loro secondo le norme della Produzione creatrice di benessere (o, meglio, di salvezza dalla miseria). Lo hanno accettato: ma sono davvero in grado di realizzarlo? No. O lo realizzano materialmente solo in parte, diventandone la caricatura, o non riescono a realizzarlo che in misura così minima da diventarne vittime. Frustrazione o addirittura ansia nevrotica sono ormai stati d'animo collettivi. Per esempio, i sottoproletari, fino a pochi anni fa, rispettavano la cultura e non si vergognavano della propria ignoranza. Anzi, erano fieri del proprio modello popolare di analfabeti in possesso però del mistero della realtà. Guardavano con un certo disprezzo spavaldo i "figli di papà", i piccoli borghesi, da cui si dissociavano, anche quando erano costretti a servirli. Adesso, al contrario, essi cominciano a vergognarsi della propria ignoranza: hanno abiurato dal proprio modello culturale (i giovanissimi non lo ricordano neanche più, l'hanno completamente perduto), e il nuovo modello che cercano di imitare non prevede l'analfabetismo e la rozzezza. I ragazzi sottoproletari - umiliati - cancellano nella loro carta d'identità il termine del loro mestiere, per sostituirlo con la qualifica di "studente". Naturalmente, da quando hanno cominciato a vergognarsi della loro ignoranza, hanno cominciato anche a disprezzare la cultura (caratteristica piccolo borghese, che essi hanno subito acquisito per mimesi). Nel tempo stesso, il ragazzo piccolo borghese, nell'adeguarsi al modello "televisivo" - che, essendo la sua stessa classe a creare e a volere, gli è sostanzialmente naturale - diviene stranamente rozzo e infelice. Se i sottoproletari si sono imborghesiti, i borghesi si sono sottoproletarizzati. La cultura che essi producono, essendo di carattere tecnologico e strettamente pragmatico, impedisce al vecchio "uomo" che è ancora in loro di svilupparsi. Da ciò deriva in essi una specie di rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali. La responsabilità della televisione, in tutto questo, è enorme. Non certo in quanto "mezzo tecnico", ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. È attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere. Non c'è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l'aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l'ha scalfita, ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre. (Pierpaolo Pasolini, "Corriere della Sera", 9 dicembre 1973) 16 July tunnel [periodo di riflessioni personali]vivo io sicuramente in un tunnel in una trincea in un percorso guidato dall'abitudine. voi non so. casa scuola amici gruppo. Mi sento una talpa. lo spazio di terra attorno a me è immenso. ma io attraverso soltanto i soliti cunicoli da me scavati. il mio habitat è il solito. sempre. poco fa stavo tornando a casa solo. non c'era nessuno che mi accompagnava. al solito bar c'era la solita gente. Ma non fa parte del tunnel. Con loro non so dir di più delle solite 2 frasi. Non fanno parte del mio tunnel. Tornavo a casa da solo e nel buio della notte alcune case avevano la luce ancor accesa una vita parallela alla mia si consuma in ognuna di esse. Ogni famiglia di quelle case conduce un'esistenza che io non conosco. Perchè io son dentro al mio tunnel. Casa Scuola Amici Gruppo. Qualche volta scavo nuovi canali aggiungo una voce a quelle sopra scritte Talvolta chiudo lentamente o faccio franare una galleria. e allora tolgo una voce all'elenco sopra. Mi si è acceso un impulso a entrare in una di quelle case a parlare con quella gente ad allargare il mio tunnel casa scuola amici gruppo. e un immenso spazio da scavare intorno migliaia di vite parallele alla mia e io avanti ed indietro per il tunnel per la solita strada al lume dell'abitudine e attorno tutto scorre. Mi alzo casa cammino scuola torno casa mi incontro col gruppo torno casa esco con gli amici torno casa. Forse davvero ognuno di noi ha un tunnel tutti sono certo. ma il mio ha davvero poche gallerie. 13 July giorni di riflessione ecco il perchè di un periodo molto metafisico ed angosciante
ore tristi ore di riflessione ore di rimpianti o di rimorsi ore di se e di ma ore di ma se.... ricordi ricordi ricordi è così ogni anno in questi due giorni oggi e domani la mia vita mi sfilerà davanti in una sfarzosa parata e ai rimorsi si mescoleranno i buoni propositi e le speranze perchè il prossimo anno sia quello della svolta poi come sempre mi ritroverò a contare i successi sulle dita di una mano goccie lente goccie che cadono in 365 giorni. e poi tutte le rose bruciate le rose non colte e appassite al vento d'autunno scende leggero l'ultimo petalo dell'ultima rosa 12 July io con tutti voiqualcuno per favore qualcuno può spiegarmi perchè troverei più consolante che con me morisse tutta l'umanità, magari per un'asteroide, piuttosto che fossi io l'unico a morire? perchè sarei più felice se non morissi da solo, ma, con me, anche tutto il resto della gente del mondo? perchè mi consola? per favore rispondete 7 July sono mortoNon sarà il fumo di marijuana
Tre Allegri Ragazzi Morti 30 June la capraHo parlato a una capra.
Umberto Saba 27 June siamo simulazione e menzognanon vi è mai capitato
non vi è mai capitato di chiedervi
se la persona che conoscete
la conoscete davvero, è lei
oppure è soltanto la punta di un iceberg?
se è veramente così
o
magari
invece
dentro
è diversa.
è disperante cazzo.
centinaia di persone che parlano con centinaia di persone
che credono di conoscere
ma non si conoscono
una persona parla a quello che considera un suo amico
ma il significato di tal parola
è inconsistente.
Perchè ognuno di noi parla spontaneamente dei suoi problemi, dei suoi errori e delle sue gioie
con pochissime persone
se non con nessuna,
nemmeno con quelli che chiama amici
è inutile
Nei rapporti tra le persone nella comunicazione si frapponegono simulazione e menzogna
la mente filtra le idee, le opinioni, i giudizi
valuta sempre chi ha di fronte
elabora dati, calcola probabilità e rischi...
poi sputa la frase
e pensieri non corrispondono alle parole
a volte sono stravolti.
perchè la nostra parola non deve offendere l'altro
non deve farlo sentire in colpa
forse vuole sollevarlo
forse solo non contraddirlo
in realtà le frasi celano terribili menzogne.
che nuocciono?
si forse no non so
quante volte alla persona che mi ha fatto un torto ho risposto
"non importa, non fa niente, figurati"
quante volte davanti a chi esprimeva una sua opinione
annuivo
e sottolineavo la validità della sua idea
quando in realtà non ero convinto
o addirittura
disapprovavo?
Quante volte son stato falso
e quante volte la falsità ha giovato?
Il mio volto è una maschera
sono un attore di successo
nessuno mi conosce
nessuno sa cosa penso
la mia vita è una recita
continua finzione
una pacca sulla spalla, sorrido, mi inchino
lo spettacolo continua...
shopenhauer ancora luila
vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente fra il dolore
e la noia, passando attraverso l'intervallo fugace, e per lo più
illusorio, del piacere e della gioia. Arthur Shopenhauer 26 June be ciaovita e morte.
nuovo giro nuova corsa.
aggiungo ora il commento che una tipa mi ha lasciato nel blog
è molto interessante
leggendolo ho scoperto altre strade a cui
prima
non avevo mai pensato
ah si
questo è il suo blog
mi ha pregato di non mettere il link
e poi mi ha minacciato affinchè lo mettessi
infine mi ha consigliato di far come desiseravo
quindi
si
spero di aver fatto la cosa giusta
altrimenti
va bene lo stesso
ehehehhe
intanto ecco il commento...
Schopenhauer è un mito.
Il fatto di vivere non implica la nostra vincita sulla morte. Vivere è forse scappare dalla morte, sfuggire dal piccolo vortice o scoglio. Ma alla fine c'è sempre il vortice più grande da cui non si può sfuggire o lo scoglio sul quale ci sfracelliamo. Il fatto di essere venuti al mondo può anche essere inteso come una sconfitta della morte, ma la sua sconfitta è seguita necessariamente da una sua vittoria. Non vedo perchè non debba lasciarci vincere o concederci la vittoria, lasciandoci venire al mondo, considerando che tanto poi sarà lei la vincitrice. Per il discorso di anticiparla... beh credo che non le dispiaccia più di tanto se ci arrendiamo e ci mettiamo a remare con tutte le nostre forze per raggiungere il prima possibile il grande vortice.
perchè continuare a gonfiare la bolla di sapone se tanto poi scoppierà?
perchè continuare a combattere se abbiamo già perso?
siamo come degli elettroni in un atomo che a causa di forze esterne, finiamo su un orbitale con maggiore energia rispetto al precedente; ma siamo destinati a rimanervi per un tempo limitato; la nostra permanenza su tale orbitale è effimera. Noi dobbiamo ritornare sull'orbitale precedente in quanto sottostiamo a delle leggi. il nostro destino è quello di ritornare sull'orbitale dove eravamo prima. noi apparteniamo a tale orbitale come allo stesso modo apparteniamo alla morte. ma allora anche la morte deve sottostare a delle leggi, tanto quanto noi? noi, per vivere, combattiamo contro la morte o contro a delle leggi? e la morte è costretta a fare lo stesso?
ma se non ci fosse la vita, come potrebbe la morte esistere? non sarebbe nemmeno concepibile. non possiamo immaginare qualcosa se non abbiamo un termine di paragone (la vita), in base al quale ipotizzare l'esistenza del suo opposto (la morte). la morte concede alla vita di esistere perchè senza di essa, la morte stessa non potrebbe nemmeno esistere. siamo noi che rendiamo possibile l'esistenza della vita e della morte. forse la lotta va al di là della morte e della vita. vita e morte sono solo dei concetti nella nostra mente.
mmm boh.... ehhhhhhhhhhhhhhh quante cazzate. adesso mi sento realizzata. cmq tanto per scrivere qualcosa che abbia un senso in relazioene all'intervento, metto una delle mie citazioni preferite:
"la vecchiezza [io sostituirei con "la vita"] è una Roma senza burle e senza ciance che non prove esige dall'autore ma una completa autentica rovina"
be ciao 24 June LA MIA MORTEdi che morte vuoi morire? come vorresti che finisse la tua vita? con chi? dove? quando? scrivilo prima che sia troppo tardi 23 June vita e morteMa il presente si trasforma continuamente in passato fra le sue mani: l’avvenire è del tutto incerto e sempre breve. È dunque la sua esistenza, anche se esaminata soltanto dal punto di vista formale, un continuo precipitare del presente nel morto passato, un continuo morire. Ma ora guardiamola anche dal punto di vista fisico; è chiaro che, come il nostro camminare non è notoriamente nient’altro che un cadere continuamente trattenuto, cosí la vita del nostro corpo è soltanto un morire continuamente trattenuto, una morte sempre rinviata: nello stesso modo, infine, l’attività del nostro spirito è una noia continuamente allontanata. Ciascun respiro allontana la morte sempre incalzante, con la quale in questo modo noi lottiamo ogni secondo; e cosí di nuovo a maggiori intervalli con ciascun pasto, ciascun sonno, ciascun riscaldamento, e cosí via. Alla fine la morte deve vincere: è ad essa, infatti, che apparteniamo, per il semplice fatto di essere nati; essa gioca soltanto un po’ di tempo con la preda, prima di inghiottirla. Nel frattempo continuiamo la nostra vita con grande interesse e molta cura, fin quando è possibile, come si gonfia il piú a lungo e il piú ampiamente che si può una bolla di sapone, pur con la ferma certezza che scoppierà. La vita dei piú altro non è se non una continua battaglia per l’esistenza, con la certezza della sconfitta finale. Quello poi che li fa continuare in questa battaglia cosí difficile non è tanto l’amore per la vita, quanto la paura della morte, di quella morte che tuttavia sta inevitabile sullo sfondo, e può giungere ad ogni momento. La stessa vita è un mare pieno di scogli e di vortici, che l’uomo si sforza di evitare con la massima cura e prudenza; pur sapendo che, anche quando, con ogni sforzo e abilità, riesca a scamparne, proprio per questo egli indirizza il suo timone in linea retta verso il piú grande, totale, inevitabile e irreparabile naufragio: verso la morte: questa è la méta finale del faticoso viaggio, molto peggiore per lui di tutti gli scogli, ai quali è sfuggito. A. Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, I, 57 11 June chi sono, chi sarei, chi sono stato, chi sarei stato, come sono visto, come sono stato visto, come sarei visto, come sarei stato vistoè vero
nessuno di noi è uno
siamo mille persone
che si sforzano di essere una sola
la coerenza del comportamento
la coerenza delle proprie azioni
è incanalare il nostro atteggiamento in un'unica via
è ingabbiarci
è limitarci
non ha una connotazione negativa o positiva
se penso a quante persone diverse potrei essere ora
in quanti altri modi potrei essere visto
se avessi soltanto
modificato una mia azione
se fossi stato più coraggioso,
più sprezzante,
più timido,
più ingenuo,
più astuto,
più opportunista,
più riservato,
più caparbio,
più estroverso,
più rassegnato.
Come sarei ora se durante la mia vita avessi privilegiato uno di questi aspetti?
o se magari ne avessi assunto uno nelle situazioni chiave?
nelle occasioni non sfruttate?
nelle rose bruciate?
o in quelle colte troppo presto?
sarei...
...no migliore è una parola che non ha senso...
avrei più stima di me?
oppure
non avrei neppure il coraggio di scorgermi allo specchio?
non lo so
ma più ci penso
più temo di aver sbagliato tutto.
1 June l'eterno ritornoCoraggio è la mazza più micidiale: il coraggio ammazza anche la compassione. Ma la compassione è l'abisso più fondo: quanto l'uomo affonda la sua vista nella vita, altrettanto l'affonda nel dolore. Coraggio è però la mazza più micidiale, coraggio che assalti: esso ammazza anche la morte, perché dice: "Questo fu la vita? Orsù! Da capo!". Ma in queste parole sono molte squillanti fanfare. Chi ha orecchi, intenda. "Alt, nano! dissi. O io! O tu! Ma di noi due il più forte son io: tu non conosci il mio pensiero abissale! Questo - tu non potresti sopportarlo!". Qui avvenne qualcosa che mi rese più leggero: il nano infatti mi saltò giù dalle spalle, incuriosito! Si accoccolò davanti a me, su di un sasso. Ma, proprio dove ci eravamo fermati, era una porta carraia. "Guarda questa porta carraia! Nano! continuai: essa ha due volti. Due sentieri convengono qui: nessuno li ha mai percorsi fino alla fine. Questa lunga via fino alla porta e all'indietro: dura un'eternità. E quella lunga via fuori della porta e in avanti - è un'altra eternità. Si contraddicono a vicenda, questi sentieri; sbattono la testa l'un contro l'altro: e qui, a questa porta carraia, essi convengono. In alto sta scritto il nome della porta: "attimo''. Ma, chi ne percorresse uno dei due sempre più avanti e sempre più lontano: credi tu, nano, che questi sentieri si contraddicano in eterno?". "Tutte le cose diritte mentono, borbottò sprezzante il nano. Ogni verità è ricurva, il tempo stesso è un circolo". "Tu, spirito di gravità! dissi io incollerito, non prendere la cosa troppo alla leggera! O ti lascio accovacciato dove ti trovi, sciancato - e sono io che ti ho portato in alto! Guarda, continuai, questo attimo! Da questa porta carraia che si chiama attimo, comincia all'indietro una via lunga, eterna: dietro di noi è un'eternità. Ognuna delle cose che possono camminare, non dovrà forse avere già percorso una volta questa via? Non dovrà ognuna delle cose che possono accadere, già essere accaduta, fatta, trascorsa una volta? E se tutto è già esistito: che pensi, o nano, di questo attimo? Non deve anche questa porta carraia esserci già stata? E tutte le cose non sono forse annodate saldamente l'una all'altra in modo tale che questo attimo trae dietro di sé tutte le cose avvenire? Dunque - anche se stesso? Infatti, ognuna delle cose che possono camminare: anche in questa lunga via al di fuori - deve camminare ancora una volta! E questo ragno che indugia strisciando al chiaro di luna e persino questo chiaro di luna e io e tu bisbiglianti a questa porta, di cose eterne bisbiglianti - non dobbiamo tutti esserci stati un'altra volta? e ritornare a camminare in quell'altra via al di fuori, davanti a noi, in questa lunga orrida via - non dobbiamo ritornare in eterno?". [...] l' uomo é il più crudele degli animali : ecco che io muoio e scompaio , diresti , e in un attimo sono un nulla . Le anime sono mortali come i corpi . Ma il nodo di cause , nel quale io sono intrecciato , torna di nuovo , esso mi creerà di nuovo ! Io stesso appartengo alle cause dell' eterno ritorno . Io torno di nuovo , con questo sole , con questa terra , con quest' aquila , con questo serpente , non a nuova vita o a vita migliore o a una vita simile : io torno eternamente a questa stessa identica vita .
F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra 19 May la censura non fa per me |
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L’uomo è nato libero e ovunque è in catene. Persino chi si crede il padrone degli altri non è meno schiavo di costoro. Come si è prodotto questo mutamento? Lo ignoro. Che cosa lo può rendere legittimo? Credo di poter rispondere a questa domanda.
Se considerassi soltanto la forza, e l’effetto che ne deriva, direi: fino a che un popolo è costretto ad obbedire e obbedisce, fa bene; non appena può scuotere il giogo e lo scuote, fa ancor meglio; poiché, riacquistando la propria libertà in base al medesimo diritto in base al quale gli è stata tolta, o è legittimato a riprendersela ovvero non si era legittimati a togliergliela. Ma l’ordine sociale è un diritto sacro, che serve di fondamento a tutti gli altri. Tuttavia questo diritto non viene dalla natura; esso è dunque fondato su convenzioni. Si tratta di sapere quali siano queste convenzioni…125. L’uomo folle. – Avete sentito di quel folle uomo che accese una lanterna alla chiara luce del mattino, corse al mercato e si mise a gridare incessantemente: “Cerco Dio! Cerco Dio!”. E poiché proprio là si trovavano raccolti molti di quelli che non credevano in Dio, suscitò grandi risa. “È forse perduto?” disse uno. “Si è perduto come un bambino?” fece un altro. “0ppure sta ben nascosto? Ha paura di noi? Si è imbarcato? È emigrato?” – gridavano e ridevano in una gran confusione. Il folle uomo balzò in mezzo a loro e li trapassò con i suoi sguardi: “Dove se n’è andato Dio? – gridò – ve lo voglio dire! Siamo stati noi ad ucciderlo: voi e io! Siamo noi tutti i suoi assassini! Ma come abbiamo fatto questo? Come potemmo vuotare il mare bevendolo fino all’ultima goccia? Chi ci dètte la spugna per strusciar via l’intero orizzonte? Che mai facemmo, a sciogliere questa terra dalla catena del suo sole? Dov’è che si muove ora? Dov’è che ci moviamo noi? Via da tutti i soli? Non è il nostro un eterno precipitare? E all’indietro, di fianco, in avanti, da tutti i lati? Esiste ancora un alto e un basso? Non stiamo forse vagando come attraverso un infinito nulla? Non alita su di noi lo spazio vuoto? Non si è fatto piú freddo? Non seguita a venire notte, sempre piú notte? Non dobbiamo accendere lanterne la mattina? Dello strepito che fanno i becchini mentre seppelliscono Dio, non udiamo dunque nulla? Non fiutiamo ancora il lezzo della divina putrefazione? Anche gli dèi si decompongono! Dio è morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo ucciso! Come ci consoleremo noi, gli assassini di tutti gli assassini? Quanto di piú sacro e di piú possente il mondo possedeva fino ad oggi, si è dissanguato sotto i nostri coltelli; chi detergerà da noi questo sangue? Con quale acqua potremmo noi lavarci? Quali riti espiatòri, quali giochi sacri dovremo noi inventare? Non è troppo grande, per noi, la grandezza di questa azione? Non dobbiamo noi stessi diventare dèi, per apparire almeno degni di essa? Non ci fu mai un’azione piú grande: tutti coloro che verranno dopo di noi apparterranno, in virtú di questa azione, ad una storia piú alta di quanto mai siano state tutte le storie fino ad oggi!”. A questo punto il folle uomo tacque, e rivolse di nuovo lo sguardo sui suoi ascoltatori: anch’essi tacevano e lo guardavano stupiti. Finalmente gettò a terra la sua lanterna che andò in frantumi e si spense. “Vengo troppo presto – proseguí – non è ancora il mio tempo. Questo enorme avvenimento è ancora per strada e sta facendo il suo cammino: non è ancora arrivato fino alle orecchie degli uomini. Fulmine e tuono vogliono tempo, il lume delle costellazioni vuole tempo, le azioni vogliono tempo, anche dopo essere state compiute, perché siano vedute e ascoltate. Quest’azione è ancora sempre piú lontana da loro delle piú lontane costellazioni: eppure son loro che l’hanno compiuta!”. Si racconta ancora che l’uomo folle abbia fatto irruzione, quello stesso giorno, in diverse chiese e quivi abbia intonato il suo Requiem aeternam Deo. Cacciatone fuori e interrogato, si dice che si fosse limitato a rispondere invariabilmente in questo modo: “Che altro sono ancora queste chiese, se non le fosse e i sepolcri di Dio?”.
F. Nietzsche, La gaia scienza, aforisma 125
Pure il fiore
So per certo che in natura tutto è sopraffazione,
vita concimata a morte,
pure il fiore,
però il fiore
mi fa vacillare la certezza
Erri De Luca
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