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18 August

tu menti

Tu menti tu menti tu menti menti

conosco chi conosci tu
so dove vai
ti sei preso in giro
ti sei rovinato
ti hanno fottuto
fregato fregato


eri così carino
eri così carino
pigro di testa
e ben vestito


non fai niente di male
niente di ciò che credi
non sai quello che vuoi
non riuscirai ad averlo
niente è gratis
niente è a posto
le insegne luminose attirano gli allocchi

eri così carino
eri così carino
pigro di testa
e ben vestito

affrettati fa presto
il gioco volge al termine
punta sul nero
punta sul rosso
punta di più
il gioco è fatto
la posta sei tu

eri così carino
eri così carino
pigro di testa
e ben vestito

questa volta sul serio
dicono sempre così:
"io sono l'Anarchia"
"ecco un altro Anticristo"
ma eri solo carino
proprio carino
pigro di testa
e ben vestito
senza i blue jeans
eri carino
proprio un amore di ragazzino


cccp - fedeli alla linea
31 July

chi ha ragione????

Dio è morto   
 
Nietzsche
 
 
 
 
 
 
 
Nietzsche è morto
 
Dio
 
27 July

p p pasolini

PASOLINI, CONTRO LA TELEVISIONE

Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l'adesione ai modelli imposti dal Centro, è tale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L'abiura è compiuta. Si può dunque affermare che la "tolleranza" della ideologia edonistica voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle repressioni della storia umana. Come si è potuta esercitare tale repressione? Attraverso due rivoluzioni, interne all'organizzazione borghese: la rivoluzione delle infrastrutture e la rivoluzione del sistema d'informazioni. Le strade, la motorizzazione ecc. hanno oramai strettamente unito la periferia al Centro, abolendo ogni distanza materiale. Ma la rivoluzione del sistema d'informazioni è stata ancora più radicale e decisiva. Per mezzo della televisione, il Centro ha assimilato a sé l'intero paese che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un'opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto cioè - come dicevo - i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un "uomo che consuma", ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo. Un edonismo neo-laico, ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente estraneo alle scienze umane. L'antecedente ideologia voluta e imposta dal potere era, come si sa, la religione: e il cattolicesimo, infatti, era formalmente l'unico fenomeno culturale che "omologava" gli italiani. Ora esso è diventato concorrente di quel nuovo fenomeno culturale "omologatore" che è l'edonismo di massa: e, come concorrente, il nuovo potere già da qualche anno ha cominciato a liquidarlo. Non c'è infatti niente di religioso nel modello del Giovane Uomo e della Giovane Donna proposti e imposti dalla televisione. Essi sono due persone che avvalorano la vita solo attraverso i suoi Beni di consumo (e, s'intende, vanno ancora a messa la domenica: in macchina). Gli italiani hanno accettato con entusiasmo questo nuovo modello che la televisione impone loro secondo le norme della Produzione creatrice di benessere (o, meglio, di salvezza dalla miseria). Lo hanno accettato: ma sono davvero in grado di realizzarlo?

No. O lo realizzano materialmente solo in parte, diventandone la caricatura, o non riescono a realizzarlo che in misura così minima da diventarne vittime. Frustrazione o addirittura ansia nevrotica sono ormai stati d'animo collettivi. Per esempio, i sottoproletari, fino a pochi anni fa, rispettavano la cultura e non si vergognavano della propria ignoranza. Anzi, erano fieri del proprio modello popolare di analfabeti in possesso però del mistero della realtà. Guardavano con un certo disprezzo spavaldo i "figli di papà", i piccoli borghesi, da cui si dissociavano, anche quando erano costretti a servirli. Adesso, al contrario, essi cominciano a vergognarsi della propria ignoranza: hanno abiurato dal proprio modello culturale (i giovanissimi non lo ricordano neanche più, l'hanno completamente perduto), e il nuovo modello che cercano di imitare non prevede l'analfabetismo e la rozzezza. I ragazzi sottoproletari - umiliati - cancellano nella loro carta d'identità il termine del loro mestiere, per sostituirlo con la qualifica di "studente". Naturalmente, da quando hanno cominciato a vergognarsi della loro ignoranza, hanno cominciato anche a disprezzare la cultura (caratteristica piccolo borghese, che essi hanno subito acquisito per mimesi). Nel tempo stesso, il ragazzo piccolo borghese, nell'adeguarsi al modello "televisivo" - che, essendo la sua stessa classe a creare e a volere, gli è sostanzialmente naturale - diviene stranamente rozzo e infelice. Se i sottoproletari si sono imborghesiti, i borghesi si sono sottoproletarizzati. La cultura che essi producono, essendo di carattere tecnologico e strettamente pragmatico, impedisce al vecchio "uomo" che è ancora in loro di svilupparsi. Da ciò deriva in essi una specie di rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali. La responsabilità della televisione, in tutto questo, è enorme. Non certo in quanto "mezzo tecnico", ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. È attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere. Non c'è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l'aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l'ha scalfita, ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre.

(Pierpaolo Pasolini, "Corriere della Sera", 9 dicembre 1973)

16 July

tunnel [periodo di riflessioni personali]

vivo

io sicuramente

in un tunnel

in una trincea

in un percorso guidato dall'abitudine.

voi non so.

casa

scuola

amici

gruppo.

Mi sento una talpa.

lo spazio di terra attorno a me è immenso.

ma io attraverso soltanto i soliti cunicoli

da me scavati.

il mio habitat è il solito.

sempre.

poco fa stavo tornando a casa solo.

non c'era nessuno che mi accompagnava.

al solito bar c'era la solita gente.

Ma non fa parte del tunnel.

Con loro non so dir di più delle solite 2 frasi.

Non fanno parte del mio tunnel.

Tornavo a casa da solo e nel buio della notte

alcune case avevano la luce ancor accesa

una vita parallela alla mia si consuma in ognuna di esse.

Ogni famiglia di quelle case conduce un'esistenza che io non conosco.

Perchè io son dentro al mio tunnel.

Casa

Scuola

Amici

Gruppo.

Qualche volta scavo nuovi canali

aggiungo una voce a quelle sopra scritte

Talvolta chiudo lentamente o faccio franare una galleria.

e allora tolgo una voce all'elenco sopra.

Mi si è acceso un impulso a entrare in una di quelle case

a parlare con quella gente

ad allargare il mio tunnel

casa

scuola

amici

gruppo.

e un immenso spazio da scavare intorno

migliaia di vite parallele alla mia

e io

avanti ed indietro per il tunnel

per la solita strada

al lume dell'abitudine

e attorno

tutto scorre.

Mi alzo

casa

cammino

scuola

torno

casa

mi incontro

col gruppo

torno

casa

esco

con gli amici

torno

casa.

Forse davvero ognuno di noi ha un tunnel

tutti

sono certo.

ma il mio

ha davvero poche gallerie.


13 July

giorni di riflessione ecco il perchè di un periodo molto metafisico ed angosciante

ore

tristi ore di riflessione

ore di rimpianti o di rimorsi

ore di se e di ma

ore di ma se....

ricordi ricordi ricordi

è così ogni anno in questi due giorni

oggi e domani la mia vita mi sfilerà davanti in una sfarzosa parata

e ai rimorsi si mescoleranno i buoni propositi e le speranze

perchè il prossimo anno sia quello della svolta

poi come sempre mi ritroverò a contare i successi sulle dita di una mano

goccie

lente goccie

che cadono in 365 giorni.

e poi tutte le rose bruciate

le rose non colte e

appassite al vento d'autunno


scende leggero l'ultimo petalo

dell'ultima rosa

12 July

io con tutti voi

qualcuno per favore

qualcuno può spiegarmi

perchè

troverei più consolante

che con me

morisse tutta l'umanità,

magari per un'asteroide,

piuttosto che fossi io l'unico a morire?

perchè sarei più felice se non morissi da solo, ma, con me, anche tutto il resto della gente del mondo?

perchè mi consola?

per favore

rispondete

7 July

sono morto

Non sarà il fumo di marijuana
La febbre al fine settimana
Sarà che sono disperato
O che mi sono consumato, ma:
Sono morto
Sono morto
Sono morto
Sono morto
Eh eh eh…

Saranno i miei cattivi amici
Sarà quello che non dici
Sarà per quello che non dico
Sarà per questo che ti maledico
Sarà che sono sempre solo
O perché ho un’altra aspettativa
Io che lavoro per la libertà
E in cambio ho tutta la mia bella età, ma, ma:
Sono morto
Sono morto
Sono morto
Sono morto
Sono morto
Sono morto
Sono morto
Sono morto

Lavoro, chiesa, scuola
Genitori, amante, moglie
Nemici, amici, morte
Solo per restare ancora un po’ con te…

Non sarà il fumo di marijuana
La febbre al fine settimana
Sarà che sono disperato
O che mi sono consumato
Saranno i miei cattivi amici
Sarà quello che non dici
Sarà i batteri della tua bocca
Sarà il tuo mignolo che non mi tocca
Non sarà il fumo di marijuana…
Non sarà il fumo di marijuana…
Ma…
Maa…
Maaa…
Ma
Sono morto
Sono morto
Sono morto
Sono morto
Sono morto
Sono morto
Sono morto
Sono morto
Eh eh eh…

 

Tre Allegri Ragazzi Morti

2 July

giovenale

Vita di poveracci e tomba di lusso
non è l'apice della demenza?

Giovenale, Sermones
30 June

la capra

Ho parlato a una capra. 
Era sola sul prato, era legata. 
Sazia d'erba, bagnata 
dalla pioggia, belava. 

Quell'uguale belato era fraterno 
al mio dolore. Ed io risposi,prima 
per celia, poi perché il dolore è eterno, 
ha una voce e non varia. 
Questa voce sentiva 
gemere in una capra solitaria. 

In una capra dal viso semita 
sentiva querelarsi ogni altro male, 
ogni altra vita.

 

Umberto Saba

27 June

siamo simulazione e menzogna

non vi è mai capitato

non vi è mai capitato di chiedervi

se la persona che conoscete

la conoscete davvero, è lei

oppure è soltanto la punta di un iceberg?

se è veramente così

o

magari

invece

dentro

è diversa.

è disperante cazzo.

centinaia di persone che parlano con centinaia di persone

che credono di conoscere

ma non si conoscono

una persona parla a quello che considera un suo amico

ma il significato di tal parola

è inconsistente.

Perchè ognuno di noi parla spontaneamente dei suoi problemi, dei suoi errori e delle sue gioie

con pochissime persone

se non con nessuna,

nemmeno con quelli che chiama amici

è inutile

Nei rapporti tra le persone

nella comunicazione

si frapponegono simulazione e menzogna

la mente filtra le idee, le opinioni, i giudizi

valuta sempre chi ha di fronte

elabora dati, calcola probabilità e rischi...

poi sputa la frase

e pensieri non corrispondono alle parole

a volte sono stravolti.

perchè la nostra parola non deve offendere l'altro

non deve farlo sentire in colpa

forse vuole sollevarlo

forse solo non contraddirlo

in realtà le frasi celano terribili menzogne.

che nuocciono?

si forse no non so

quante volte alla persona che mi ha fatto un torto ho risposto

"non importa, non fa niente, figurati"

quante volte davanti a chi esprimeva una sua opinione

annuivo

e sottolineavo la validità della sua idea

quando in realtà non ero convinto

o addirittura

disapprovavo?

Quante volte son stato falso

e quante volte la falsità ha giovato?

Il mio volto è una maschera

sono un attore di successo

nessuno mi conosce

nessuno sa cosa penso

la mia vita è una recita

continua finzione

una pacca sulla spalla, sorrido, mi inchino

lo spettacolo continua...

shopenhauer ancora lui

la vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente fra il dolore e la noia, passando attraverso l'intervallo fugace, e per lo più illusorio, del piacere e della gioia.

                                   Arthur Shopenhauer

26 June

be ciao

vita e morte.
 
nuovo giro nuova corsa.
 
aggiungo ora il commento che una tipa mi ha lasciato nel blog
 
è molto interessante
 
leggendolo ho scoperto altre strade a cui
 
prima
 
non avevo mai pensato
 
ah si
 
questo è il suo blog
 
 
mi ha pregato di non mettere il link
 
e poi mi ha minacciato affinchè lo mettessi
 
infine mi ha consigliato di far come desiseravo
 
quindi
 
si
 
spero di aver fatto la cosa giusta
 
altrimenti
 
va bene lo stesso
 
ehehehhe
 
intanto ecco il commento...
 
Schopenhauer è un mito.
Il fatto di vivere non implica la nostra vincita sulla morte. Vivere è forse scappare dalla morte, sfuggire dal piccolo vortice o scoglio. Ma alla fine c'è sempre il vortice più grande da cui non si può sfuggire o lo scoglio sul quale ci sfracelliamo. Il fatto di essere venuti al mondo può anche essere inteso come una sconfitta della morte, ma la sua sconfitta è seguita necessariamente da una sua vittoria. Non vedo perchè non debba lasciarci vincere o concederci la vittoria, lasciandoci venire al mondo, considerando che tanto poi sarà lei la vincitrice. Per il discorso di anticiparla... beh credo che non le dispiaccia più di tanto se ci arrendiamo e ci mettiamo a remare con tutte le nostre forze per raggiungere il prima possibile il grande vortice.
perchè continuare a gonfiare la bolla di sapone se tanto poi scoppierà?
perchè continuare a combattere se abbiamo già perso?
siamo come degli elettroni in un atomo che a causa di forze esterne, finiamo su un orbitale con maggiore energia rispetto al precedente; ma siamo destinati a rimanervi per un tempo limitato; la nostra permanenza su tale orbitale è effimera. Noi dobbiamo ritornare sull'orbitale precedente in quanto sottostiamo a delle leggi. il nostro destino è quello di ritornare sull'orbitale dove eravamo prima. noi apparteniamo a tale orbitale come allo stesso modo apparteniamo alla morte. ma allora anche la morte deve sottostare a delle leggi, tanto quanto noi? noi, per vivere, combattiamo contro la morte o contro a delle leggi? e la morte è costretta a fare lo stesso?
ma se non ci fosse la vita, come potrebbe la morte esistere? non sarebbe nemmeno concepibile. non possiamo immaginare qualcosa se non abbiamo un termine di paragone (la vita), in base al quale ipotizzare l'esistenza del suo opposto (la morte). la morte concede alla vita di esistere perchè senza di essa, la morte stessa non potrebbe nemmeno esistere. siamo noi che rendiamo possibile l'esistenza della vita e della morte. forse la lotta va al di là della morte e della vita. vita e morte sono solo dei concetti nella nostra mente.
mmm boh.... ehhhhhhhhhhhhhhh quante cazzate. adesso mi sento realizzata. cmq tanto per scrivere qualcosa che abbia un senso in relazioene all'intervento, metto una delle mie citazioni preferite:
"la vecchiezza [io sostituirei con "la vita"] è una Roma senza burle e senza ciance che non prove esige dall'autore ma una completa autentica rovina"
 
be ciao
24 June

LA MIA MORTE

di che morte vuoi morire?
come vorresti che finisse la tua vita?
con chi? dove? quando?

scrivilo prima che sia troppo tardi

23 June

vita e morte

 

Ma il presente si trasforma continuamente in passato fra le sue mani: l’avvenire è del tutto incerto e sempre breve. È dunque la sua esistenza, anche se esaminata soltanto dal punto di vista formale, un continuo precipitare del presente nel morto passato, un continuo morire. Ma ora guardiamola anche dal punto di vista fisico; è chiaro che, come il nostro camminare non è notoriamente nient’altro che un cadere continuamente trattenuto, cosí la vita del nostro corpo è soltanto un morire continuamente trattenuto, una morte sempre rinviata: nello stesso modo, infine, l’attività del nostro spirito è una noia continuamente allontanata. Ciascun respiro allontana la morte sempre incalzante, con la quale in questo modo noi lottiamo ogni secondo; e cosí di nuovo a maggiori intervalli con ciascun pasto, ciascun sonno, ciascun riscaldamento, e cosí via. Alla fine la morte deve vincere: è ad essa, infatti, che apparteniamo, per il semplice fatto di essere nati; essa gioca soltanto un po’ di tempo con la preda, prima di inghiottirla. Nel frattempo continuiamo la nostra vita con grande interesse e molta cura, fin quando è possibile, come si gonfia il piú a lungo e il piú ampiamente che si può una bolla di sapone, pur con la ferma certezza che scoppierà.

La vita dei piú altro non è se non una continua battaglia per l’esistenza, con la certezza della sconfitta finale. Quello poi che li fa continuare in questa battaglia cosí difficile non è tanto l’amore per la vita, quanto la paura della morte, di quella morte che tuttavia sta inevitabile sullo sfondo, e può giungere ad ogni momento. La stessa vita è un mare pieno di scogli e di vortici, che l’uomo si sforza di evitare con la massima cura e prudenza; pur sapendo che, anche quando, con ogni sforzo e abilità, riesca a scamparne, proprio per questo egli indirizza il suo timone in linea retta verso il piú grande, totale, inevitabile e irreparabile naufragio: verso la morte: questa è la méta finale del faticoso viaggio, molto peggiore per lui di tutti gli scogli, ai quali è sfuggito.

                                                                    A. Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, I, 57 

11 June

chi sono, chi sarei, chi sono stato, chi sarei stato, come sono visto, come sono stato visto, come sarei visto, come sarei stato visto

è vero
 
nessuno di noi è uno
 
siamo mille persone
che si sforzano di essere una sola
 
la coerenza del comportamento
 
la coerenza delle proprie azioni
 
è incanalare il nostro atteggiamento in un'unica via
 
è ingabbiarci
 
è limitarci
 
 
non  ha una connotazione negativa o positiva
 
se penso a quante persone diverse potrei essere ora
in quanti altri modi potrei essere visto
se avessi soltanto
modificato una mia azione
se fossi stato più coraggioso,
più sprezzante,
più timido,
più ingenuo,
più astuto,
più opportunista,
più riservato,
più caparbio,
più estroverso,
più rassegnato.
 
Come sarei ora se durante la mia vita avessi privilegiato uno di questi aspetti?
 
o se magari ne avessi assunto uno nelle situazioni chiave?
 
nelle occasioni non sfruttate?
 
nelle rose bruciate?
 
o in quelle colte troppo presto?
 
sarei...
 
...no migliore è una parola che non ha senso...
 
avrei più stima di me?
 
oppure
 
non avrei neppure il coraggio di scorgermi allo specchio?
 
non lo so
 
ma più ci penso
 
più temo di aver sbagliato tutto.
 
 
1 June

l'eterno ritorno

 

Coraggio è la mazza più micidiale: il coraggio ammazza anche la compassione. Ma la compassione è l'abisso più fondo: quanto l'uomo affonda la sua vista nella vita, altrettanto l'affonda nel dolore. Coraggio è però la mazza più micidiale, coraggio che assalti: esso ammazza anche la morte, perché dice: "Questo fu la vita? Orsù! Da capo!". Ma in queste parole sono molte squillanti fanfare. Chi ha orecchi, intenda. "Alt, nano! dissi. O io! O tu! Ma di noi due il più forte son io: tu non conosci il mio pensiero abissale! Questo - tu non potresti sopportarlo!". Qui avvenne qualcosa che mi rese più leggero: il nano infatti mi saltò giù dalle spalle, incuriosito! Si accoccolò davanti a me, su di un sasso. Ma, proprio dove ci eravamo fermati, era una porta carraia. "Guarda questa porta carraia! Nano! continuai: essa ha due volti. Due sentieri convengono qui: nessuno li ha mai percorsi fino alla fine. Questa lunga via fino alla porta e all'indietro: dura un'eternità. E quella lunga via fuori della porta e in avanti - è un'altra eternità. Si contraddicono a vicenda, questi sentieri; sbattono la testa l'un contro l'altro: e qui, a questa porta carraia, essi convengono. In alto sta scritto il nome della porta: "attimo''. Ma, chi ne percorresse uno dei due sempre più avanti e sempre più lontano: credi tu, nano, che questi sentieri si contraddicano in eterno?". "Tutte le cose diritte mentono, borbottò sprezzante il nano. Ogni verità è ricurva, il tempo stesso è un circolo". "Tu, spirito di gravità! dissi io incollerito, non prendere la cosa troppo alla leggera! O ti lascio accovacciato dove ti trovi, sciancato - e sono io che ti ho portato in alto! Guarda, continuai, questo attimo! Da questa porta carraia che si chiama attimo, comincia all'indietro una via lunga, eterna: dietro di noi è un'eternità. Ognuna delle cose che possono camminare, non dovrà forse avere già percorso una volta questa via? Non dovrà ognuna delle cose che possono accadere, già essere accaduta, fatta, trascorsa una volta? E se tutto è già esistito: che pensi, o nano, di questo attimo? Non deve anche questa porta carraia esserci già stata? E tutte le cose non sono forse annodate saldamente l'una all'altra in modo tale che questo attimo trae dietro di sé tutte le cose avvenire? Dunque - anche se stesso? Infatti, ognuna delle cose che possono camminare: anche in questa lunga via al di fuori - deve camminare ancora una volta! E questo ragno che indugia strisciando al chiaro di luna e persino questo chiaro di luna e io e tu bisbiglianti a questa porta, di cose eterne bisbiglianti - non dobbiamo tutti esserci stati un'altra volta? e ritornare a camminare in quell'altra via al di fuori, davanti a noi, in questa lunga orrida via - non dobbiamo ritornare in eterno?". [...] l' uomo é il più crudele degli animali : ecco che io muoio e scompaio , diresti , e in un attimo sono un nulla . Le anime sono mortali come i corpi . Ma il nodo di cause , nel quale io sono intrecciato , torna di nuovo , esso mi creerà di nuovo ! Io stesso appartengo alle cause dell' eterno ritorno . Io torno di nuovo , con questo sole , con questa terra , con quest' aquila , con questo serpente , non a nuova vita o a vita migliore o a una vita simile : io torno eternamente a questa stessa identica vita .

 

F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra

26 May

inetto

io

un gabbiano
che
adulto
non ha mai spiccato il volo
per il timore
di cadere

un inetto



19 May

la censura non fa per me


NO

IO NON CENSURO


in questo blog
i commenti
oltre che ben accetti
sono anche liberi, ineliminabili ed immodificabili

ogni singolo pensiero rimarrà indelebilmente triscritto


sta a voi
non cadere nelle volgarità, nelle inutili bestemmie, nelle offese gratuite

vedete voi

ciao ciao

18 May

Un Eterno Bambino

e anche oggi avrei dovuto studiar di più
ma nn ce la faccio
dopo un po'
come sempre
inizio a fantasticare.
Penso, ricordo, immagino, viaggio
in mille posti
in mille situazioni
penso di aver finora passato più tempo a fantasticare che a vivere
mi chiedo
se concludessi prima ciò che devo fare
studiare o cos'altro)

se non mi abbandonassi ad uno svago tanto inutile
forse
riuscirei a essere più felice?
riuscirei a realizzare prima i miei sogni?
se non perdessi tempo a crearne sempre di nuovi
potrei vederli materializzarsi nella realtà?

se non perdessi tutto questo tempo
se la mia volontà fosse abbastanza forte
avrei più spazio libero
avrei più possibilità di muovermi
avrei più occasioni di conoscere nuova gente
di crearmi occasioni importanti

non è che la mia giovinezza
e tutte le belle speranze
mi stiano scivolando tra le mani
senza che me ne accorga
mentre persevero nel rimandare il momento dell'azione,
ad imporre la mia volontà
e
seguito a sognare come un bambino
un eterno bambino?

17 May

L'uomo è nato libero

L’uomo è nato libero e ovunque è in catene. Persino chi si crede il padrone degli altri non è meno schiavo di costoro. Come si è prodotto questo mutamento? Lo ignoro. Che cosa lo può rendere legittimo? Credo di poter rispondere a questa domanda.

Se considerassi soltanto la forza, e l’effetto che ne deriva, direi: fino a che un popolo è costretto ad obbedire e obbedisce, fa bene; non appena può scuotere il giogo e lo scuote, fa ancor meglio; poiché, riacquistando la propria libertà in base al medesimo diritto in base al quale gli è stata tolta, o è legittimato a riprendersela ovvero non si era legittimati a togliergliela. Ma l’ordine sociale è un diritto sacro, che serve di fondamento a tutti gli altri. Tuttavia questo diritto non viene dalla natura; esso è dunque fondato su convenzioni. Si tratta di sapere quali siano queste convenzioni…

J.-J. Rousseau, Il contratto sociale, I, 1

15 May

MORTO DENTRO. CHE VUOL DIRE

cari amiche,
cari amici,
scrivo questo post per spiegare cosa intendo io per morto dentro
magari alcuni di voi resteranno delusi dalla mia interpretazione
molti tireranno un sospiro di sollievo
perchè non hanno riconosciuto come mio ciò che ho scritto.
perchè, per chi non mi conosce, io sono un tipo
solare,
abbastanza,
non sono capace di tener il broncio
non ho nemici.
ma ciò non significa che io non ODI qualcosa
un qualche comportamento, una qualche concezione.
QUESTO BLOG è NATO PER DAR VOCE ALLA MIA PARTE OSCURA
quella che la mia ragione tenta di soffocare di continuo
quella che è nascosta
che non si manifesta ma c'è
che è una parte ineliminabile di me stesso
e
per quanto minuscola, talvolta
nutre un fastidioso bisogno di farsi sentire.
Ognuno di noi è scisso in due parti.
La parte oscura, inconscia, istintuale, e talvolta bestiale
oltre che ingenua e bambina..
L'altra quella razionale, quella del tu devi
quella che ti indica il percorso da seguire per poter convivere con gli altri
ma che non sempre ti indirizza per la giusta strada.
Perchè questa è spesso influenzata e corrotta da delle concezioni
delle convinzioni radicate nella società
che
se ci pensi solo un pochino
ti potranno apparire sbagliate
ma che spesso non hai nè il coraggio nè la volontà
di sovvertire.
è qui che nasce il MIO concetto di MORTO GIOVANE
MORTO GIOVANE è LA CONDIZIONE IN CUI IO DESIDERO DI VIVERE
voglio che gli ideali che ho ora
quelli che mi fanno sperare e lottare per un mondo più giusto
sopravvivano in me anche quando sarò vecchio e stanco
quando il tempo avrà fatto i solchi sul mio viso
quando la società
da tempo immemore
avrà tentato in tutti i modi di MUTARMI di CORROMPERMI e di INQUADRARMI.
se invece di migliorare
peggiorerò
avrò FALLITO.
se le idee
di CHI VUOLE CHE ADORI UNA SERIE DI IDOLI
mi convinceranno e mi ROVINERANNO
più di quanto sono rovinato ora allora
avrò FALLITO.
ecco tutto
come vedete non c'è niente di pericoloso e triste nel mio pensiero
c'è solo la consapevolezza che dovrò lottare.
Sarò sempre solare
il sorriso, per ora, non mi abbandonerà
ma dentro di me
sentivo il bisogno di dar voce
anche a questa parte
che soffocare
non posso
nè voglio.
ciao ciao
14 May

firma

ehi!

non puoi non lasciare un segno....

IO ODIO

scrivi cosa ODI
cosa DISPREZZI

Dio è morto

125. L’uomo folle. – Avete sentito di quel folle uomo che accese una lanterna alla chiara luce del mattino, corse al mercato e si mise a gridare incessantemente: “Cerco Dio! Cerco Dio!”. E poiché proprio là si trovavano raccolti molti di quelli che non credevano in Dio, suscitò grandi risa. “È forse perduto?” disse uno. “Si è perduto come un bambino?” fece un altro. “0ppure sta ben nascosto? Ha paura di noi? Si è imbarcato? È emigrato?” – gridavano e ridevano in una gran confusione. Il folle uomo balzò in mezzo a loro e li trapassò con i suoi sguardi: “Dove se n’è andato Dio? – gridò – ve lo voglio dire! Siamo stati noi ad ucciderlo: voi e io! Siamo noi tutti i suoi assassini! Ma come abbiamo fatto questo? Come potemmo vuotare il mare bevendolo fino all’ultima goccia? Chi ci dètte la spugna per strusciar via l’intero orizzonte? Che mai facemmo, a sciogliere questa terra dalla catena del suo sole? Dov’è che si muove ora? Dov’è che ci moviamo noi? Via da tutti i soli? Non è il nostro un eterno precipitare? E all’indietro, di fianco, in avanti, da tutti i lati? Esiste ancora un alto e un basso? Non stiamo forse vagando come attraverso un infinito nulla? Non alita su di noi lo spazio vuoto? Non si è fatto piú freddo? Non seguita a venire notte, sempre piú notte? Non dobbiamo accendere lanterne la mattina? Dello strepito che fanno i becchini mentre seppelliscono Dio, non udiamo dunque nulla? Non fiutiamo ancora il lezzo della divina putrefazione? Anche gli dèi si decompongono! Dio è morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo ucciso! Come ci consoleremo noi, gli assassini di tutti gli assassini? Quanto di piú sacro e di piú possente il mondo possedeva fino ad oggi, si è dissanguato sotto i nostri coltelli; chi detergerà da noi questo sangue? Con quale acqua potremmo noi lavarci? Quali riti espiatòri, quali giochi sacri dovremo noi inventare? Non è troppo grande, per noi, la grandezza di questa azione? Non dobbiamo noi stessi diventare dèi, per apparire almeno degni di essa? Non ci fu mai un’azione piú grande: tutti coloro che verranno dopo di noi apparterranno, in virtú di questa azione, ad una storia piú alta di quanto mai siano state tutte le storie fino ad oggi!”. A questo punto il folle uomo tacque, e rivolse di nuovo lo sguardo sui suoi ascoltatori: anch’essi tacevano e lo guardavano stupiti. Finalmente gettò a terra la sua lanterna che andò in frantumi e si spense. “Vengo troppo presto – proseguí – non è ancora il mio tempo. Questo enorme avvenimento è ancora per strada e sta facendo il suo cammino: non è ancora arrivato fino alle orecchie degli uomini. Fulmine e tuono vogliono tempo, il lume delle costellazioni vuole tempo, le azioni vogliono tempo, anche dopo essere state compiute, perché siano vedute e ascoltate. Quest’azione è ancora sempre piú lontana da loro delle piú lontane costellazioni: eppure son loro che l’hanno compiuta!”. Si racconta ancora che l’uomo folle abbia fatto irruzione, quello stesso giorno, in diverse chiese e quivi abbia intonato il suo Requiem aeternam Deo. Cacciatone fuori e interrogato, si dice che si fosse limitato a rispondere invariabilmente in questo modo: “Che altro sono ancora queste chiese, se non le fosse e i sepolcri di Dio?”.

 

F. Nietzsche, La gaia scienza, aforisma 125

 

 

pure il fiore

vorrei iniziare con questo
 
non prendetemi per un romantico, non lo sono
 
però
 
ora
 
vorrei iniziare con questo
 
 

Pure il fiore

 

So per certo che in natura tutto è sopraffazione,

vita concimata a morte,

pure il fiore,

però il fiore

mi fa vacillare la certezza


Erri De Luca